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  Araba Fenice.. ma non č proprio una resurrezione dalle proprie ceneri. Di Alex Molinari.
Contrariamente al suo titolo, prendente spunto dal leggendario uccello che risorgeva dalle proprie ceneri, il nuovo lavoro di Mauro Borgogno esprime invece una conferma al suo stile e alla sua creatività musicale frutto di passione e dedizione sempre in evoluzione. Da tempo emulo del mitico Ritchie Blackmore, Borgogno non si è mai limitato a seguirne pedissequamente le orme, ma elaborando con estro personale la lezione del chitarrista dei Deep Purple al fine di raggiungere e cristallizzare una propria quanto personale espressione artistica. Ampiamente legato al genere hard-rock, il nostro perginese si presenta con questo nuovo album in maniera più poliedrica musicalmente parlando, dando buona prova del suo eccletismo strumentale e compositivo. Sfruttando la matrice rockettara, Borgogno non disdegna sonorità più ampie e armoniche, visitando più generi tra loro, dal melodico al tecnologico, utilizzando gli strumenti in un cocktail vario e gradevole di melodie e non. Un prodotto leggermente discostante dalla produzione che caratterizza solitamente questo musicista trentino, leader indiscusso del gruppo “Rising Power”, i cui pezzi, tra cover internazionali e brani propri, si contraddistingue per una voluta tendenza rockettara con continui richiami al grande e immortale sound dei gruppi inglesi degli anni 70. Tutt’altro che un concept-album quindi, dove, come dice lo stesso autore nella personale presentazione, volutamente ci si è accostati a melodie più variegate ma senza per questo scadere nel commerciale o nel compromesso di tendenza. Rifiutando ancora una volta di più il conformismo di mercato, Borgogno si esprime in forma personale e sincera, alla cui musica suonata con vera e onesta passione, associa liriche traenti spunto da momenti di vita reale e sentimenti personali veraci e cristallini.Vedasi a proposito Dividiamo Insieme alla quale si fa coincidere il valore della memoria in relazione all’amicizia vera e leale. Denuncia e ironia ne Il burocrate dal suono accattivante e ritmato. Non mancano tipiche “ballads” come Il nostro mondo sull’importanza dei sentimenti aulici, o Pace di Stelle brano che definirei corale, quasi un inno alla purezza di vita che solamente i bambini sanno esprimere al meglio.
Personalmente ho trovato molto coinvolgente Freccia in Centro, brano molto borgognano dal ritmo incalzante e sonorità squisitamente hard rock. Piccoli virtuosismi di chitarra nelle brevi Sir Oruam e Araba Fenice, un omaggio al classico e barocco sempre presenti in Blackmore.
Concludo osservando la preziosa e ben concepita confezione del Cd, sulla cui cover spicca un Borgogno meno aggressivo e d’impatto per chi era abituato a vederlo on stage negli anni 80, ma sicuramente vero e genuino come questo artista è veramente per chi ha il piacere di conoscerlo di persona.


Di Alex Molinari.
 
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